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A.S.D. Accademia Sport
 

PROFILO PSICOMOTORIO "PICCOLI AMICI"

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Posso affermare, con assoluta certezza e dopo tanti anni di esperienza, che la categoria “piccoli amici” è quella più difficile da allenare per la sua complessità sia didattica che pedagogica. Tre sono gli aspetti importanti da tenere presenti, psicologico, tecnico e didattico.

Psicologicamente, il bambino tra i 5-7 anni dimostra un certo egoismo, è nel pieno della fase egocentrica. Ciò vuol dire che ogni cosa è sua che non la vuola condividere con nessuno, quindi, nello specifico della nostra disciplina, il pallone. Durante gli allenamenti, è opportuno creare sempre delle attività dove ci sia il rapporto 1 bambino / 1 pallone. L’attrezzo, diventa in questo caso il suo migliore amico che vorrà conoscere ed esplorare oltre ad essere un mezzo di comunicazione. Questa fase della vita, non deve preoccupare nessuno, genitori ed istruttori. E’ una tappa che terminerà intorno agli 8 anni, dove il bambino incomincia a capire che nella vita in generale, cosi come nello sport nello specifico, oltre a lui e al pallone esistono i compagni e che la collaborazione con loro sarà utile per conseguire gli stessi obiettivi. Non è un caso, che a questa età, si preferiscano partititine a campo ridotto a 3c3 massimo 5c5, per evitare che tutti i bambini vadano sul pallone e per stimolare la collaborazione.

Tecnicamente, il bambino vuole esplorare, giocare continuamente per imparare e migliorare la motricità di base. A questà età, il bambino ha acquisito gli schemi motori generali, (camminare, correre, saltare, rotolare ecc..), trova però difficoltà a realizzarli nello specifico con il pallone. Ne consegue, una coordinazione ancora goffa (spesso vediamo i bambini guidare la palla con questa che si allontana dal piede, oppure vediamo calciare in porta con una frequenza dei passi sbagliata, bambini che tirano di punta, passaggi non corretti e con posture errate). Anche questa, come la precedente, è una fase della vita. I bambini, saranno più coordinati una volta che terminerà la fase di conoscenza, chiamata “apprendimento motorio”. Il tutto, si verificherà intorno agli 8 anni. Pertanto, anche da un punto di vista tecnico, i genitori, cosi come gli istruttori, devono lasciare liberi i bambini di poter apprendere senza fretta, senza mettere pressioni e dire: “mio figlio/questo bambino non è capace, meglio cambiare sport ecc....”

Didatticamente, l’istruttore deve proporre e stimolare comportamenti e non deve essere direttivo. Pertanto, l’istruttore deve lasciare liberi i bambini di esplorare e superare questa fase con assoluta sicurezza, trasmettendo fiducia e feedback positivi. I bambini, devono vedere l’istruttore come una figura di riferimento che sappia loro insegnare ed amare questa disciplina attraverso il gioco. Il bambino, in questa età ama relazionarsi con i pari attraverso l’aspetto ludico. L’istruttore, deve stimolare continuamente il bambino attraverso opportune domande-risposte riferite al gioco e non soffermarsi troppo sul gesto tecnico (il bambino, come detto in precedenza, è nella fase di “apprendimento motorio”) che solo intorno agli otto anni, l’istruttore può incominciare a correggere.

In definitiva a questa età, il bambino deve praticare il gioco calcio a 5 attraverso il “gioco” ed avere un educatore/istruttore che sappia “giocare” con lui, perchè un bambino che non gioca non è un bambino ma l’adulto che smette di giocare ha perso per sempre il bambino che è dentro di lui.

Il Responsabile della scuola calcio

Prof. Mauro Rubba



 
Accademia SportLo sport come metafora di vita

Se da bambino mi fossi scritto una storia, la storia più bella che mi potessi immaginare, l'avrei scritta come effettivamente mi sta accadendo (Paolo Maldini).

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